
EUTANASIA, tradotto letteralmente dal greco, significa BUONA MORTE.
E' questo lo puo' capire veramente chi è entrato,purtroppo, in un vicolo senza uscita. Un vicolo dove il dolore e le speranze tolgono tutti gli sprazzi di luce. Un vicolo che diventa sempre piu' stretto ogni giorno. Verso la fine non si riesce nemmeno piu' ad "accettare" il sorriso di persone accanto. Non si riesce nemmeno piu' perchè hai realizzato che la tua enorme sofferenza sta dilaniando anche gli altri.
Dal punto di vista medico si definiscono malati terminali tutti coloro i quali sono impossibilati a ricevere giovamento dalla cultura medica. Terminale è colui che non puo' piu' tornare indietro. Tipologie ce ne sono diverse, dipende dalla patologia. Ci sono patologie che comportano sofferenza, ci sono patologie che devono essere asservite da macchinari per alimentare la vita. Ma in tutti e due i casi la speranza è annullata e si deve solo aspettare.
Ci sono schiere enormi di paladini del diritto alla vita.Persone che considerano l'Eutanasia un mostro divoratore della dignità inviolabile della vita umana, dal concepimento al suo termine naturale. E queste son parole venute dalla massima autorità acclesiastica.
Riporto la risposta a questa ultima frase fornita da Piergiorgio Welby in quella sua tristissima e raggelante parlata metallica.
" che cosa c' è di 'naturale' in una sala di rianimazione? Che cosa c' è di naturale in un buco nella pancia e in una pompa che la riempie di grassi e proteine? Che cosa c' è di naturale in uno squarcio nella trachea e in una pompa che soffia l' aria nei polmoni? Che cosa c' è di naturale in un corpo tenuto biologicamente in funzione con l' ausilio di respiratori artificiali, alimentazione artificiale, idratazione artificiale, svuotamento intestinale artificiale, morte-artificialmente-rimandata? Quando un malato terminale decide di rinunciare agli affetti, ai ricordi, alle amicizie, alla vita e chiede di mettere fine ad una sopravvivenza crudelmente 'biologica', io credo che questa sua volontà debba essere rispettata ed accolta con quella pietas che rappresenta la forza e la coerenza del pensiero laico".
Personalmente sono perfettamente daccordo con Piergiorgio. Sono daccordo perchè, a differenza di altri, quando giudico qualcosa cerco di entrare nella dimensione della persona.
E vedo così un rispetto enorme per tutte le persone che mi stanno accanto. Un rispetto che mi "vieta" di arrecare ogni giorno dolore senza un motivo specifico, proprio perchè le speranze non esistono.
La morte è uno spauracchio enorme. Io ne ho vissute un po' tutte le forme. Mio Padre, un caro amico consumato lentamente,imbottito di morfina all'ultimo stadio e si.... anche quella di un cane perchè no.
Si soffre maledettamente, ma poi , il tempo accende sfumature piu' permeabili e il dolore incomincia a far posto ad un dolce ricordo che non ti lascerà mai piu'. E magari riesci a capire che il vero amore è quello di non veder soffrire in modo allucinante le persone, non sprofondare in quegli occhi che cercano aiuto da te per terminare una spirale crudele.
Una persona oltremodo cara non ti chiederebbe mai di porre fine alla sua esistenza.
MA QUANDO TE LO CHIEDE è perchè ti ama per davvero. E' difficile da capire ma è proprio così.
Io non voglio star qui a discutere cose in modo politico, religioso. Tanto quando si discute con "bandiere" schierate si ha sempre un po' paura dire sinceramente il proprio pensiero e si segue la linea di partito.
Io voglio solo immedesimarmi veramente in quella persona e questo sarebbe giusto che lo facessero un po' tutti. Sarebbe giusto non ragionare con il Tanto-Non-Capita-A-Me.
occhi
Ho guardato gli occhi di mio padre e ho visto sofferenza
Ho guardato quelli di un mio amico appesi a niente
Lo sguardo della morte giocava ridendo con me
Ho pianto , mi sembrava di impazzire
Impazzirei di piu' nel vederli ancora allamati ad una sofferenza senza fine